Taglio del fieno

La vita in montagna asseconda i ritmi di Madre Natura e la cura dell’ambiente che si nota nelle valli dolomitiche è esemplare: prati ben sfalciati, architettura tipica rinnovata nella contemporaneità, un turismo sostenibile che si traduce anche in un grande amore per gli animali che così donano materie prime d’eccellenza, come il latte fieno, che preserva la biodiversità e la salute di tutti, bovini e persone.

Infatti, il fieno è semplicemente l’erba che, sciolta la neve, cresce vispa colorando di verde i prati e donando loro una miriade di fiori dai colori sgargianti, sfalciata in tre momenti diversi dell’estate e essiccata al sole.

Il fieno mantiene molte delle sostanze nutritive dell’erba fresca di cui le mucche al pascolo possono godere durante l’alpeggio ed è l’alimento ideale quando tornano nelle stalle durante i mesi freddi. Il latte che ne deriva è privo di pesticidi e diserbanti e pare esser più digeribile di quello comune, sicuramente è più buono.

In alcuni luoghi attorno alle Dolomiti, lo sfalcio è praticato ancora a mano. Si tratta di un’arte antica, faticosa, fatta di pochi oggetti artigianali, i cui nomi dialettali sono diversi da valle a valle: la falce, il corno o il bossolo di legno solitamente intarsiato e colorato legato alla cintura dietro la schiena che contiene, con dell’acqua per tenerla bagnata, la pietra cote, che serve per affilare la lunga lama arcuata.

La falce va tenuta il più possibile vicino al terreno, sfiorandolo, girata da destra a sinistra con movimenti precisi, ritmici; la postura prevede la schiena leggermente piegata con la gamba destra portata in avanti: si produce un suono caratteristico e l’erba tagliata di fresco ha un profumo impareggiabile.

Verso sera, è facile notare mucchi di fieno sui prati: l’erba lasciata essiccare al sole, verso l’imbrunire viene raccolta affinché la rugiada non la bagni. Lo stesso succede quando piove. Poi, quando i raggi tornano a scaldare, l’erba torna ad essere distesa finché non è completamente secca. Solo allora, la si può stipare nei fienili e conservarla per tutto l’inverno.

Sfalciare coltivare il paesaggio e non solo: il fieno è utilizzato pure per scopi terapeutici come i più classici bagni di fieno, oppure nei cuscini da appoggiare caldi sulla nuca, sulla schiena o sul ventre, grazie all’azione antidolorifica e rilassante.

I fieni maggiormente curativi non a caso provengono dalla zona Dolomitica, sia per fattori climatici che per la particolarità dei terreni calcarei che fanno crescere erbe alpine con una forza benefica eccezionale: alchemilla, arnica, achillea, raperonzolo, genziana… rilassano il corpo e inebriano lo spirito con i loro profumi. Ci si sente parte integrante della Natura.